L’IMPORTANZA DELLA FIBRA PREBIOTICA NELLA DIETA

 

Chiarito ancora una volta il concetto secondo il quale dieta vuol dire semplicemente “stile di vita”, vorrei focalizzare l’attenzione sull’enorme importanza che la FIBRA assume nella nostra alimentazione. In questo articolo vorrei focalizzare la Vostra attenzione su quel tipo di fibra che è in grado di modificare selettivamente la microflora intestinale umana. Tra i numerosi oligosaccaridi che manifestano caratteristiche funzionali prebiotiche i più impiegati sono di certo inulina e frutto-oligosaccaridi. Entrambi sono costituiti da fruttosio e gli alimenti in cui li possiamo trovare sono principalmente: radice di cicoria, aglio, carciofo, cipolla, asparago, topinambur e in misura ridotta anche in orzo, farina di segale, grano tenero e banana.

Inulina e oligofruttosio hanno la capacità di essere substrato per la flora enterica che è in grado di idrolizzarli e fermentarli, poiché sfuggono alla digestione da parte dell’intestino tenue.

Ciò che ne deriva è:

  • Incremento del carico fecale;

  • Produzione di acidi grassi a corta catena (utilizzati con produzione di energia);

  • Effetto prebiotico (con questo termine si intende la capacità di un carboidrato indigeribile di modificare in modo positivo la microflora intestinale umana).

L’impiego di inulina e frutto-oligosaccaridi comporta una notevole riduzione dei livelli dei trigliceridi e del colesterolo. Un eccessivo aumento di tali nutrienti potrebbe comportare fenomeni quali diarrea, flatulenza e gonfiori addominali, ma basterebbe limitarsi ad un consumo massimo di tali sostanze intorno ai 20 g/die, quantità più che sufficiente per permettere il manifestarsi di effetti “funzionali” positivi, senza che risulti eccessivo il rischio di effetti collaterali.

 

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